Dove andiamo dopo la morte?

di Anna Fraddosio Commenta

Dove andiamo quando moriamo? In paradiso? All’inferno?
Se valutassimo solo le risposte che ci danno le tante religioni, che esse siano orientali o occidentali, avremmo solo delle supposizione confuse su ciò che poi è la realtà. Quindi forse l’opzione migliore per scoprire la risposta esatta sarebbe quella di affidarci al pensiero spiritista, che non prende “parte” di nessuna filosofia esistente e si basa solo su esperienze di spiritisti esperti?


Questi spiritisti nel corso degli anni grazie alle loro esperienze e doti medianiche di comunicazioni con gli spiriti hanno potuto verificare ciò che accade quando una persona muore, e quindi anche sfatare dei miti, come il paradiso, l’inferno e il purgatorio.

Al contrario di quanto si pensa, da morti si rimane sempre gli stessi; con gli stessi pensieri e lo stesso carattere, tanto è vero che molto spesso capita che il defunto non riesce a comprende subito di essere morto. Lui si guarda e si vede lo stesso. Ed il luogo in cui si trova non ha a che fare ne con il paradiso, ne con l’inferno, anzi vede esattamente il mondo come lo vedeva prima. Vede i suoi famigliari, con cui potrà parlarci, toccarli, con la differenza che loro non potranno sentire il suo tocco o rispondergli.

Si pensa inoltre che una volta morti i “compiti” della vita sia terminati, ma così non è.

“Il primo periodo dopo la morte è un periodo in cui c’è poca attività ma molta ricezione. Al corpo astrale è ancora legato il doppio eterico, in questo particolare stato l’uomo vede tutta la vita percorsa, gli errori fatti, i comportamenti avuti con altre persone, i trionfi, gli sforzi, qui conosce lo scopo della sua vita e così può comprendere quanto sia giusta la Legge naturale.

Dopo questo momento il corpo eterico si stacca dal corpo astrale e l’uomo cade in uno stato di incoscienza simile ad un sogno. Quiete e raccoglimento dovrebbero essere gli approcci dei famigliari a tale stato affinché possano aiutare la persona a ripercorrere senza disturbi il passato, i pianti eccessivi, le urla non fanno altro che distogliere l’attenzione dal percorso che invece dovrebbe percorrere e fanno cadere la persona in uno stato di pena ed angoscia. Alcuni giorni dopo la morte ( generalmente3-4 giorni) il corpo astrale, ormai separato dal doppio eterico, sosta nel piano astrale corrispondente al suo grado di densità che , come sappiamo, dipende dal tipo di vita condotta, qui l’uomo appare quello che è, non può indossare più maschere.

A seconda del piano astrale dove esso sosta si può parlare di piani astrali simili all’idea comune di “inferno”( bassi piani astrali), piani astrali simili all’idea comune di paradiso e infine zone astrali simili all’idea comune di purgatorio.”

Fonte: mondodeglispiriti.wordpress.com

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